Due cavalli. Non due cavalli all’arrivo, non due cavalli in lotta per la vittoria: due cavalli al via. È questa l’immagine che il Criterium Nazionale 2026 consegna al galoppo italiano.

È accaduto giovedì 24 settembre sulla pista dritta di San Siro. Una corsa tradizionalmente destinata a misurare alcuni dei migliori puledri veloci della generazione si è trasformata in un confronto a due. I dichiarati inizialmente erano quattro, già un numero che aveva fatto definire il campo «ristretto ai minimi termini». Poi i ritiri hanno fatto il resto.

Sono rimasti Titanshadow e Grand Son Of Cotai. Due cavalli, un vincitore e un secondo. Titanshadow, montato da Mario Arras, ha vinto nettamente, precedendo di sei lunghezze Grand Son Of Cotai, che arrivava all’appuntamento imbattuto.

Il valore dei due protagonisti non è in discussione. Anzi, proprio questo rende necessario distinguere la qualità dei cavalli dalla consistenza della corsa. Titanshadow ha fatto ciò che gli veniva richiesto e lo ha fatto in maniera convincente. Grand Son Of Cotai ha perso la propria imbattibilità. Ma il risultato sportivo non può cancellare la fotografia lasciata da questo Criterium: una prova di selezione disputata da due soli concorrenti.

A memoria di chi segue da decenni il galoppo italiano, è difficile ricordare qualcosa di simile nel Criterium Nazionale. E nelle fonti storiche che abbiamo potuto consultare non abbiamo trovato un precedente analogo. Meglio fermarsi qui, senza trasformare una memoria e una ricerca necessariamente incompleta in una certezza statistica. Ma il dato di oggi basta e avanza.

La domanda, infatti, non è se sia già accaduto una volta cinquant’anni fa.

La domanda è: come siamo arrivati fin qui?

Una corsa di selezione non nasce soltanto per assegnare un premio. Nasce per mettere a confronto cavalli appartenenti alla stessa generazione, per stabilire gerarchie, confrontare linee genealogiche, misurare qualità e attitudini e, alla fine, contribuire a quel processo che costituisce la ragione stessa dell’allevamento del Purosangue.

Quando i concorrenti diventano due, qualcosa inevitabilmente si perde.

Non significa che il vincitore valga meno. Sarebbe ingiusto nei confronti di Titanshadow e tecnicamente sbagliato. Significa piuttosto che diventa più povero il termine di confronto. Mancano avversari, tattiche differenti, incroci di valori, cavalli provenienti da altre linee e da altre esperienze agonistiche. La selezione ha bisogno della qualità, certamente, ma ha bisogno anche dei numeri sui quali esercitarsi.

Ed è questo il punto che dovrebbe preoccupare il galoppo italiano.

Per anni abbiamo discusso di montepremi, programmazione, ippodromi, allevamento, proprietari che diminuiscono, cavalli italiani che partono per l’estero e cavalli stranieri che arrivano sempre meno numerosi. Sono problemi differenti, che sarebbe semplicistico attribuire a una sola causa. Ma ogni tanto accade qualcosa capace di riassumerli in un’immagine.

Quella di San Siro è una di queste immagini.

Due puledri sulla pista dritta di Milano, là dove una corsa di selezione dovrebbe offrire il confronto fra una parte significativa dell’élite della generazione.

Forse il Criterium Nazionale 2026 verrà ricordato per la netta vittoria di Titanshadow. È giusto che sia così sul piano sportivo.

Ma sarebbe un errore dimenticare gli spazi vuoti che c’erano intorno a lui.

Perché qualche volta ciò che manca al via racconta molto più di ciò che taglia per primo il traguardo.


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