Domenica 8 novembre tornano le grandi corse d’autunno: “Premio Roma”, “Lydia Tesio”, “Berardelli” e “Divino Amore”. Una giornata importante dopo le difficoltà della primavera, ma anche l’occasione per riflettere sul progressivo ridimensionamento del galoppo italiano.

Questa domenica merita di essere raccontata per quello che rappresenta oggi, ma anche per ciò che ha rappresentato ieri.
Domenica 8 novembre l’ippodromo romano delle Capannelle propone sette corse, sessanta partenti, tre Gruppi 3 e una Listed. Un programma di indubbio interesse agonistico, con dotazioni economiche importanti e una partecipazione internazionale che restituisce alla pista romana una parte della sua tradizionale centralità.
Dopo le vicende della primavera, che hanno compromesso l’attività ippica, vedere nuovamente Capannelle ospitare una giornata di questo livello è certamente una buona notizia, ma sarebbe un errore confondere il ritorno delle grandi corse con la riconquista del prestigio perduto.
Perché proprio la storia delle prove in programma racconta quanto sia cambiata la posizione del galoppo romano (italiano) nel panorama europeo.
Il Premio Roma, un tempo Gruppo 1, è oggi classificato Gruppo 3. Anche il Lydia Tesio, che per anni ha rappresentato un riferimento internazionale per le femmine, ha conosciuto un progressivo ridimensionamento arrivando al suo gradino più basso proprio quest’anno, infatti l’anno scorso era classificata GR2 (Charlotte’s web l’ultima vincitrice).
Non si tratta semplicemente di sigle.
Le classificazioni delle corse di Gruppo rappresentano il riconoscimento della qualità agonistica espressa nel tempo. Quando una corsa perde categoria, il problema non è soltanto formale: significa che il suo livello competitivo non ha più soddisfatto gli standard richiesti per conservarla.
Le ragioni possono essere molteplici e non sarebbe corretto attribuirle automaticamente a un singolo episodio o a una determinata gestione o stagione.
Resta però un fatto: Roma dispone ancora di corse storiche, ma alcune di esse non possiedono più il rango internazionale che avevano conquistato e meritato.
Il terreno a Capannelle
Nel momento in cui scriviamo è classificato: PESANTE, domani è previsto il Sole e sicuramente se la gradazione rimarrà tale, sarà certamente un fattore da prendere in considerazione, per gli addetti ai lavori e per gli scommettitori.
Divino Amore: la velocità dei puledri
Il pomeriggio si aprirà alle 14.00 con il Premio Divino Amore, Listed Race sui 1.000 metri della pista dritta, riservata ai cavalli di due anni.
Otto concorrenti per una prova nella quale la precocità e la velocità naturale rappresentano le qualità fondamentali.
A questa età, soprattutto sulle distanze brevi, le differenze di maturazione possono incidere profondamente sul risultato. Non sempre il cavallo più precoce sarà quello destinato alla carriera migliore, ma le prestazioni dei giovani velocisti offrono indicazioni interessanti anche per l’allevamento.
È una corsa che guarda al futuro, nella quale la capacità di esprimere velocità e la predisposizione genealogica possono trovare le prime conferme agonistiche.
Si contenderanno il titolo 6 maschi e 2 femmine. Noi dovessimo puntare un euro, sceglieremmo i cavalli più freschi.
Berardelli: i due anni alla prova della distanza
Alle 14.35 sarà la volta del Premio Guido e Alessandro Berardelli, Gruppo 3 sui 1.800 metri, con 110.000 euro di dotazione.
Sei i concorrenti dichiarati: Red Armor, Kin Credit, Flower Of Cotai, Endo Ferrari, Livius e Dream Sea.
Rispetto al Divino Amore, cambia completamente la natura della prova.
Sui 1.800 metri, a due anni, non è sufficiente possedere velocità. Diventano determinanti la distribuzione dello sforzo, l’equilibrio nell’azione e soprattutto la capacità di sostenere il galoppo fino al traguardo ed il terreno pesante sarà un fattore determinante, chi troverà la striscia più galoppabile sarà sicuramente al traguardo…
Il Berardelli rappresenta dunque un interessante banco di prova per i soggetti che potrebbero affrontare distanze maggiori nella stagione dei tre anni.
È anche una delle ragioni per cui queste corse meritano attenzione: non soltanto per il risultato immediato, ma per ciò che possono anticipare.
Premio Roma: 231.000 euro e il confronto con la storia
Alle 15.10 andrà in scena il Premio Roma Italian Champion, Gruppo 3 sui 2.000 metri, con una dotazione di 231.000 euro e undici concorrenti.
È la corsa economicamente più importante del pomeriggio europeo ed è proprio il Premio Roma a rappresentare nel modo più evidente il contrasto tra passato e presente.
Per decenni è stato uno degli appuntamenti internazionali più prestigiosi del galoppo italiano, capace di richiamare cavalli di primissimo piano. Fino al 2016 apparteneva alla categoria dei Gruppi 1.
Oggi è un Gruppo 3.
La dotazione rimane significativa, ma il denaro, da solo, non restituisce a una corsa il prestigio tecnico perduto. Sul piano agonistico, il programma presenta comunque motivi di grande interesse.
Fast Tracker, affidato a James Doyle, è uno dei riferimenti della vigilia, anche se dovrà affrontare lo steccato esterno numero 11.
Woodchuck torna dopo aver vinto questa corsa nel 2025, mentre Petit Marin, vincitore dell’edizione 2024, cercherà di ripetersi partendo da una posizione favorevole.
Ma c’è una linea di forma internazionale che merita particolare attenzione.
Il 3 ottobre, a Hoppegarten, Snow Player aveva vinto il Preis der Deutschen Einheit, Gruppo 3 sui 2.000 metri, precedendo nettamente Best Lightning, Nariman e Petit Marin, ieri nell’ultimo GR1 europeo Snow palyer è arrivato quinto dimostrando ottima salute ancorchè la prestazione sembri non confermarlo, chi ha visto la corsa non può smentire la nostra opinione e quindi attenzione ai tedeschi che sono arrivati dietro di lui.
Il collegamento tra Monaco e Roma non permette naturalmente di stabilire una gerarchia automatica. Ma dimostra quanto sia importante valutare la qualità degli avversari affrontati e non limitarsi alla lettura delle vittorie e dei piazzamenti.
Il Premio Roma sarà anche questo: un confronto tra linee di forma differenti, nel quale terreno, condizione atletica e svolgimento tattico potrebbero risultare decisivi.
Lydia Tesio: le femmine e il valore della selezione
Alle 16.30 il Premio Lydia Tesio, Gruppo 3 sui 2.000 metri, metterà a confronto nove femmine di tre anni e oltre, con una dotazione di 200.200 euro.
Il nome della corsa richiama una figuramitica della storia dell’allevamento italiano e, inevitabilmente, il patrimonio genealogico costruito dal Dormello.
Anche questa prova ha conosciuto un ridimensionamento della propria classificazione internazionale.
Eppure il suo significato sportivo e allevatoriale rimane considerevole.
Tra le concorrenti troviamo Sioux Life, vincitrice dell’edizione 2024, poi c’è l’immensa Piccola Piuma che vuol continuare a stupire. Bella Sinfonia, Sadora, Starlit Destiny, Chista, Love Words, Sakura e Aretha Star non saranno comprimarie e lo spettacolo è assicurato.
Per una femmina, il successo in una corsa di Gruppo rappresenta qualcosa che va oltre la carriera agonistica. Il risultato entra nel suo patrimonio sportivo e può incidere sul valore della futura carriera riproduttiva.
È il principio sul quale si fonda una parte essenziale della selezione del Purosangue: le prestazioni non appartengono soltanto al presente, ma contribuiscono a costruire le opportunità delle generazioni successive.
Proprio per questo, conservare e possibilmente migliorare il livello internazionale delle corse riservate alle femmine dovrebbe rappresentare una priorità per qualsiasi sistema ippico che voglia guardare seriamente al futuro.
La differenza tra organizzare una grande giornata e ricostruire un grande ippodromo
Il programma di domenica dimostra che Roma possiede ancora le condizioni per ospitare un appuntamento di rilievo. Le dotazioni economiche, la presenza internazionale e il valore storico delle prove rappresentano elementi positivi che sarebbe sbagliato ignorare, ma un grande ippodromo non si misura soltanto attraverso quattro corse importanti.
Si misura nella continuità della programmazione, nella qualità degli impianti, nell’affidabilità dell’organizzazione, nella capacità di attrarre proprietari e allevatori e soprattutto nel prestigio che riesce a conquistare sui campi di gara.
Le vicende della primavera hanno mostrato quanto fragile possa diventare un sistema quando vengono meno stabilità e prospettive.
Una giornata di grande galoppo non basta a cancellare quelle difficoltà. Può però ricordarci quanto sia importante non disperdere ulteriormente un patrimonio sportivo costruito in oltre un secolo di storia.
Il galoppo romano non ha bisogno di celebrazioni. Ha bisogno di ritrovare continuità, credibilità e qualità internazionale.
Domenica seguiremo con interesse le quattro prove principali, i loro protagonisti e le prestazioni che sapranno esprimere.
Senza dimenticare che il valore di una corsa non dipende soltanto dal nome che porta, dalla sua storia o dal montepremi distribuito. Dipende, prima di tutto, dalla qualità dei cavalli che riesce a mettere a confronto. E a questo giro possiamo moderatamente essere soddisfatti.
Il futuro del galoppo romano/italiano non si misura soltanto dalle corse che riesce ancora a organizzare, ma dal prestigio che saprà riconquistare.
Non siamo contro il galoppo italiano. Siamo dalla parte del galoppo che vorremmo vedere.
Purosangue Leggendari — 7 novembre 2026

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